Il caso di Mia Zapata: The Gits, il grunge e un mistero durato un decennio - True Crime & Music
- Brenda Román

- 19 ore fa
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Articolo di: Brenda Román Moncayo
Traduzione di: Laura Calonghi
Riesci a immaginare di essere all'apice della tua carriera di artista rock nel mondo grunge ed essere brutalmente uccisa subito dopo aver finito il tuo tour? È proprio quello che è successo a Mia Zapata.
Nata il 25 agosto 1965, è stata paragonata a Janis Joplin e ha avuto un impatto enorme sul mondo grunge; il suo caso sembra far parte della nota "maledizione grunge". Mia era la cantante della band The Gits, nata in Ohio nel 1986 e ispirata da jazz e blues.
Tre anni dopo la fondazione, la band si spostò a Seattle, accanto a un ospedale che fornì a Mia l'ispirazione per molte canzoni. Facevano già parte della grunge wave, erano stati in tour in Europa e si erano guadagnati una reputazione nella scena locale.
Nel luglio del 1993, la band stava registrando un album e finendo un tour nella West Coast, e discutevano della possibilità di lavorare con la Atlantic Record. E di un nuovo tour in Europa. Tutto sembrava disposto e perfetto.
Steve Moriarty, il batterista, ha scritto nel libro, Mia Zapata and the Gits: A True Story of Art, Rock and Revolution (Ferel House, 2024) che Mia aveva la sensazione che qualcosa non andasse in quel momento e che non voleva tornare a Seattle.
A mezzanotte, lasciò il bar Comet Taber a Capitol Hill, dove si stavano divertendo con amici e colleghi dell'industria musicale. Se ne andò a mezzanotte, salutando tutti i suoi amici senza sapere che era l'ultima volta che l'avrebbero vista. Mia incontrò l'amico Tracy T.V. Kenley e lasciò casa sua alle 2 del mattino; lui la invitò a restare, ma lei rifiutò e decise di andarsene.
Alle 3:20 del mattino una street worker di nome Charity Vials trovò il cadavere di Mia a circa 5 km dal bar, in una sorta di posizione a croce; si immaginò che i lacci della sua felpa, parte del merchandising della band, fossero stati usati per strangolarla. Il 6 agosto la band si esibì in un concerto di beneficenza per coprire le spese dell'indagine e scoprire cosa le fosse successo davvero. Al concerto si esibirono anche i Nirvana, ma il caso sembrava bloccato.
L'unica prova dell'omicidio, in quel momento, era un piccol campione di saliva trovato sul petto di Mia, ma era completamente inutile. I test del DNA erano solo agli inizi, quindi fu impossibile trovare il sospettato.
Nel 2003, la prove del DNA dalla saliva recuperata sulla scena del crimine fu associata a Jesus Mezquia, un uomo cubano di 41 anni che viveva in Florida, ma in precedenza aveva trascorso del tempo a Seattle nel periodo dell'omicidio, nel 1993. La svolta portò gli investigatori a riaprire il caso e infine arrestarlo. Mezquia negò di aver mai conosciuto Mia Zapata, ma le prove forensi lo collegarono al crimine. Fu in seguito arrestato e condannato a 36 anni di prigione, segnando la conclusione di un caso che era rimasto irrisolto per un decennio.
Dopo quanto accaduto a Mia, fu creata Home Alive, un'associazione con lo scopo di insegnare alle donne come difendersi. Fu pubblicato anche un CD che raccoglieva canzoni grunge, per rappresentare e creare consapevolezza sull'argomento, ma anche per aiutare le donne di tutto il mondo che sono costantemente esposte ad abusi e molte altre cose orribili.
Fonti:
Casefile: True Crime Podcast. (2018, March 10). Case 77: Mia Zapata.
Moriarty, S. (2024). Mia Zapata and the Gits: A true story of art, rock and revolution. New Books Network.
YouTube. (s.f.). Mia Zapata https://youtu.be/crnQQhNt-zI
