Intervista a Xondra: il suo prossimo album “Moving Forward” e il suo percorso musicale da artista indipendente di New York
- Arianna B. Bartolozzi

- 4 ore fa
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Cosa significa essere un’artista indipendente nel panorama musicale di oggi, creando musica da New York? Abbiamo avuto l’occasione di parlare con Xondra proprio di questo percorso, così come del suo prossimo album Good Things Take Time e del suo ultimo singolo Moving Forward.
Attraverso delle canzoni che trasmettono calma e che sono intime e riflessive, Xondra crea brani che invitano l’ascoltatore a entrare nel suo mondo. Nel suo sound c’è un’onestà silenziosa, un equilibrio tra vulnerabilità e crescita che lascia spazio alla riflessione e che permette di conoscere davvero l’artista che c'è dietro la musica che si ascolta.
Buona lettura!
Il tuo nuovo singolo “Moving Forward” è uscito da poco. Come lo descriveresti a qualcuno che non lo ha ancora ascoltato?
Descriverei Moving Forward come un gentile promemoria che invita a vivere il momento presente e ad accogliere anche il lato più scomodo della vita, perché credo che troviamo molte risposte proprio quando affrontiamo ciò che ci mette a disagio, invece di rifugiarci nel passato o ossessionarci per il futuro. È sicuramente quel tipo di messaggio che avevo bisogno di ascoltare anch’io.
Stai per pubblicare il tuo nuovo album, Good Things Take Time. Com’è stato il processo creativo?
Good Things Take Time rispecchia davvero il suo titolo, perché abbiamo dedicato tantissimo tempo e cura alla realizzazione di questo disco. Ci sono voluti circa tre anni, e alla fine eravamo principalmente in quattro a lavorarci: io, il mio amico AJ, il mio amico Billy e Shubham, che si è occupato della produzione. Abbiamo costruito il disco un pezzo per volta e ho scritto così tante canzoni per l’album che poi sono state tagliate perché continuavo a scriverne di nuove che mi sembravano migliori e finivano per sostituire le precedenti.
Avevo anche bisogno di tempo per vivere davvero, continuare a crescere e scrivere canzoni migliori, imparando a lasciare andare brani a cui ero affezionata ma che poi non sentivo più rappresentativi quanto quelli nuovi. Ho anche dovuto registrare di nuovo alcune canzoni perché erano in una tonalità sbagliata per me o perché volevo che avessero un suono diverso.
È stato molto divertente ma anche un progetto di profonda ricerca personale. Ho dovuto scavare dentro me stessa più di quanto avessi mai fatto prima nella mia scrittura. È stato catartico e mi ha insegnato tantissimo sulla scrittura, sulla produzione di un disco e anche su me stessa come persona.
Cosa possono aspettarsi gli ascoltatori da questo album?
Penso che gli ascoltatori possano aspettarsi una grande varietà di emozioni e sonorità. Amo il fatto che abbiamo usato così tante chitarre acustiche in questo disco, ma anche che ci siamo divertiti a sperimentare con elementi più elettronici, come synth ed effetti vocali più presenti rispetto ai miei lavori precedenti. Mi piace molto esplorare questi suoni vocali più elaborati.
Negli ultimi tempi mi sto divertendo a mescolare le parti più organiche della musica con elementi più elettronici. Mi piace l’idea che il naturale e il non naturale si incontrino per creare qualcosa che suoni familiare ma allo stesso tempo fresco e nuovo. Quello era il vero obiettivo: creare qualcosa di forte, autentico e capace di crescere insieme alle persone, qualcosa che possa continuare a risuonare anche col passare del tempo.
Sei originaria di Long Island. Pensi che questo luogo abbia influenzato il tuo sound o il tuo gusto musicale?
Credo che il fatto di essere cresciuta a Long Island abbia influenzato molto la scrittura dell’album perché metà dei brani è stata scritta quando vivevo ancora lì e mi sentivo molto bloccata. Ero piuttosto isolata e avevo la sensazione di essere intrappolata nella vita di periferia.
L’altra metà del disco, invece, è nata nella Hudson Valley e c’è una sorta di contrasto tra questi due momenti della mia vita che si incontrano nel disco: da una parte il desiderio di sentirmi libera e dall’altra la sensazione di aver finalmente trovato quella libertà.
Ho tantissimo affetto per Long Island, mi manca e torno spesso lì perché ci sono la mia famiglia e i miei amici. Però credo che a volte per crescere si abbia bisogno di cambiare prospettiva e io avevo bisogno di allontanarmi e andare tra le montagne per riuscire a completare questo album. Mi sentivo bloccata sia nella vita che musicalmente e trasferirmi nell’upstate New York mi ha aiutata a crescere come songwriter e a spingermi oltre i miei limiti. Ma Long Island farà sempre parte di me e influenzerà sempre chi sono!
In quanto artista indipendente, qual è stata finora la parte più difficile e quella più gratificante del tuo percorso?
Penso che la parte più difficile dell’essere un’artista indipendente sia avere una fiducia incrollabile in te stessa prima ancora che gli altri inizino a credere in ciò che fai. Serve sicurezza e fiducia per sapere che stai costruendo qualcosa di valore, anche quando nessun altro ancora riesce a vederlo. Devi davvero essere la tua prima sostenitrice perché questa non è un’industria facile.
La parte più gratificante, invece, è stata poter collaborare con persone diverse lungo il mio percorso. Credo che ogni collaborazione, così come il continuare semplicemente a scrivere, ti faccia crescere e migliorare. Per me tutto è energia, e più energie incontro, più trovo nuove ispirazioni per scrivere musica. La scrittura è davvero la parte più importante e appagante della mia carriera. Amo scrivere canzoni. Per me tutto può diventare una canzone. Sono ispirata da ogni persona che incontro e da ogni posto che attraverso e penso che sarà sempre così. È questo che mi rende felice!
Cosa speri di trasmettere attraverso la tua musica?
Credo molto nell’idea di trasformare il proprio dolore attraverso la musica e renderlo qualcosa di bello. Molta della mia musica nasce proprio dal processo di crescita che sto vivendo, e questo può essere doloroso, bellissimo o entrambe le cose insieme.
Spero che le persone riescano a percepire la sincerità e l’amore che metto nella musica che creo perché è davvero il mio modo di sentire e interpretare il mondo. Spero che chi ascolta possa riconoscersi in questa onestà e sentirsi meno solo, perché a volte essere umani può essere molto isolante. Credo che tutti abbiano bisogno di ricordarsi che non siamo soli.
Per me la musica ha sempre avuto questo ruolo: ho sempre amato la musica più seria, malinconica o emotiva, perché ascoltandola mi sentivo capita e meno sola. E spero di poter essere questo anche per altre persone!
"Good Things Take Time" esce il 29 de maggio su tutte le piattaforme digitali!
Puoi guardare l’intervista video cliccando qui, seguire Xondra cliccando qui e ascoltare la sua musica qui sotto:



