The Thread: un album estivo che conferma il talento di Willow Smith
- Alexandra Lloyd

- 4 ore fa
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Willow Smith ha dimostrato ancora una volta la sua instancabile dedizione al lavoro pubblicando il suo nono album in studio, The Thread, il 24 luglio, appena cinque mesi dopo Petal Rock Black, uscito a febbraio. La collaborazione con Chris Greatti, che aveva già lavorato con Willow in Coping Mechanism e Empathogen, ha rafforzato la loro sintonia creativa, aiutando al contempo Willow ad acquisire, pubblicazione dopo pubblicazione, una sicurezza sempre maggiore nella propria identità artistica.
The Thread è un simbolo di crescita e una testimonianza del duro lavoro che Smith ha portato avanti con costanza nel corso degli anni. In un’intervista con il New York Times ha raccontato di sentirsi finalmente soddisfatta del proprio sound, riconoscendo il privilegio di essere cresciuta in un ambiente che le ha permesso di entrare in contatto con così tanti generi musicali, oltre a offrirle numerosi privilegi e connessioni. È un piacere vedere come abbia saputo sfruttare le opportunità che il suo percorso le ha offerto, il tutto mentre mostra gratitudine e dà valore al proprio privilegio attraverso un impegno costante nel migliorare il suo sound e rafforzare la sua identità creativa.
Anni di duro lavoro hanno portato a The Thread: un progetto eccellente senza freni in cui ringrazia attraverso il suo essere devota. L'album fonde jazz sperimentale, rock, soul e arrangiamenti vocali sincopati. Il susseguirsi spezzato di voci e strumenti segue un ritmo staccato, ricco di pause improvvise e distinti tocchi di chitarra. Questo approccio crea brevi momenti di silenzio tra un suono e l’altro, amplifica l’intensità della sorta di lode che sta cantando e permette al contempo alle parole di devozione di sedimentarsi.
La traccia d’apertura, She’s My Religion, presenta una voce eterea che fluttua sopra una batteria costante, ammorbidita da un essenziale ritmo di chitarra dalle influenze jazz. Questi elementi rendono il sound incisivo, pur lasciando spazio a una lode attenta e celestiale:
The shadow is holy
Her fury is a blessing
Momenti di respiro affannoso seguono ogni verso, come se Willow riversasse ogni grammo della sua energia nella sua lode reverenziale, senza trattenersi, fino a dover prendere fiato prima di riprendere rapidamente a cantare questa adorazione. Le voci poliritmiche costituiscono gran parte del tappeto vocale del brano: le sue molteplici voci si uniscono, come un coro di una chiesa che lei stessa guida nella preghiera:
Her grace is a river raging straight towards the seaI am not worried ’bout a raft
Questo concetto prosegue per tutto l’album. Nel brano Unconditional Willow offre una promessa di devozione incrollabile, libera dall’ego:
You can flee, try to fight
But I’ll be right here, loving you anyway
Nel complesso, l'unione dei ritmi sofisticati e della composizione dallo stile divino di The Thread sembrano un dono di ringraziamento da parte di Willow ai fan, ai mentori e ai collaboratori che hanno contribuito a plasmare il suo percorso. L’album è tanto una testimonianza della loro influenza collettiva quanto della sua stessa arte, il che permette a loro e a noi di goderci i frutti del lavoro dietro all'album. È emozionante assistere a questo punto di svolta nella sua carriera, quello in cui so sente sicura del suo sound.
Attendiamo con curiosità il suo prossimo passo mentre continua ad affrontare nuove sfide nel suo percorso all’interno dell’industria musicale e a splendere nella sua identità creativa in costante evoluzione.



