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"Original Doll" e "Mona Lisa": il progetto inedito di Britney Spears che parla della sua morte - True Crime & Music

Aggiornamento: 11 ore fa

Un’apparizione a sorpresa alla radio nel 2004 rivelò il lato più vulnerabile e ribelle di Britney Spears, anticipando la sua lotta per la libertà creativa e personale anni prima del movimento Free Britney.


Britney Spears

Il 30 dicembre 2004 una stazione radio di Los Angeles visse un momento di mistero pubblico: Britney Spears si presentò negli studi di KIIS-FM indossando delle infradito, con il suo cane in braccio e un CD-ROM in mano. Circa mezz’ora prima aveva telefonato alla radio per annunciare la sua visita, ma i conduttori pensavano si trattasse di uno scherzo. Senza il consueto apparato promozionale, condivise una canzone inedita intitolata Mona Lisa. Ciò che accadde dopo fu meno un lancio e più una crepa nella narrativa ufficiale della sua carriera: la cantante annunciò che quel brano avrebbe fatto parte di un progetto chiamato Original Doll, un titolo che invitava immediatamente all’interpretazione. Secondo alcuni si trattava di una frecciatina al recente debutto delle Pussycat Dolls.


La versione di Mona Lisa trasmessa quel giorno alla radio non venne mai pubblicata ufficialmente; i fan di tutto il mondo la ascoltarono grazie a una registrazione dell’emissione radiofonica fatta da un ascoltatore su cassetta. Questo gesto sconcertante di Britney non si inseriva né nel calendario commerciale né nella consueta macchina promozionale che da sempre circondava la popstar. L’arrangiamento era cupo e il testo lasciava trasparire stanchezza, straniamento e distanza tra la persona e la figura pubblica.


Britney si riferiva a se stessa come a un alter ego: Mona Lisa. La canzone parla di una caduta dal cielo che porta alla sua morte. Nel ritornello menziona anche di essere stata clonata, un verso che fu poi eliminato nella versione ufficiale. Quest’ultima non venne pubblicata all’interno dell’album Original Doll promesso da lei, ma in un EP promozionale legato al reality show che la vedeva protagonista insieme al suo allora marito. Un progetto di scarsa importanza per la sua carriera e che non ricevette alcuna promozione da parte della sua etichetta discografica, relegando così Mona Lisa all’oblio del grande pubblico. Tuttavia, quell'apparizione radiofonica non fu mai dimenticata dai fan.


Original Doll: l’album fantasma

Original Doll rimase nella categoria dei progetti fantasma: non ebbe mai un’uscita commerciale, non esiste una versione ufficiale dell’album e le tracklist apparse su forum e comunità di fan (titoli, demo e dettagli) non costituiscono un registro confermato dall’artista o dalla sua casa discografica. Eppure, la leggenda dell’album è sopravvissuta. Per una parte del fandom era (e continua a essere) un simbolo di resistenza creativa: l’immagine di Britney che tenta, con le proprie forze, di riappropriarsi di una voce che sente le sia stata sottratta.


In canzoni trapelate successivamente, come Rebellion, il testo parla di diffidare delle persone più vicine e di non vendere la propria anima. In altre, come Remembrance of Who I Am, si affrontano temi come la manipolazione emotiva e la rottura delle catene imposte dagli altri. In un’epoca in cui non aveva ancora vissuto il noto crollo pubblico né era stata posta sotto tutela legale, i testi di queste canzoni suonano quasi profetici. Britney stava forse cercando di farci capire che il suo entourage personale e professionale voleva limitare la sua libertà?


Uno sguardo oltre “Free Britney”

Col senno di poi, quando la tutela legale e le battaglie per il controllo mediatico della vita di Britney divennero di pubblico dominio Mona Lisa fu recuperata da chi cercava elementi per comprendere il “prima” e il “dopo”. Non perché una canzone possa contenere tutto, ma perché a volte basta un frammento per rivelare una ferita: una frase, un sussurro o la semplice decisione di suonare qualcosa di incompiuto in diretta.


Oggi, sia Mona Lisa che il mito di Original Doll funzionano come specchi. Parlano di ciò che l’industria perde quando modella una persona in funzione di un marchio, e di ciò che l’artista cerca di riconquistare quando decide di parlare con la propria voce, anche attraverso una trasmissione improvvisata. Non esiste un album ufficiale che chiuda quella storia, né sappiamo perché la sua etichetta si sia rifiutata di pubblicarlo; rimane, invece, un’eco che si ripete ogni volta che una popstar tenta di uscire dagli schemi, e paga il prezzo della visibilità per averlo fatto.



 
 
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